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fase di completamento... intanto...
Capitolo 26
Eravamo tutti seduti in cerchio sul pavimento della mia stanza. Avrei insegnato loro un rito antico e che in pochi conoscevano, io, fortunatamente, ero tra quei pochi. - Bene, ora prendetevi tutti per mano. – ordinai. – Chi ha ali o mani molto piccole, si unica al suo vicino come può. – aggiunsi vedendo Elanor e Camille in difficoltà. Quando il cerchio fu unito da tutte le mani, continuai: - Ora dovreste chiudere gli occhi. – dissi. – Però ora non fatelo, perché dovete vedere cosa faccio io. – consigliai. Così, quando ebbi nove paia di occhi puntati su di me, continuai a parlare. - Ora dovreste ripetere con me: Octo genua dissimila alicuium sumus, sed unum propositum habemus. Boni hostis fundere, et Mundis doloris eradere. Virtutis nostrae expergefactae erunt et hostes victoriae facultatem non haberunt. – dissi. Stavano già per fare delle domande, ma io continuai a recitare. La parte più spinosa: - Nostra magna postulatio sit, regius sanguem effunsus erit, – Ora avevo finito veramente. Tutti mi fissavano senza capire. Era in latino quella formula e non sapevo se tutti lo conoscevano. Mi hai sempre nascosto bene questa parte di rito. Perché? “E’ la parte chiave di tutto il rito. Doveva essere nascosta a tutti. Anche a te.” Ma sono la tua coscienza! “Sì, ma sei una coscienza chiacchierina…” A quel punto tacque e iniziarono le domande. - Ma che lingua è? – chiese Elfa. - Latino. – - Ok… potremo saperne la traduzione? – chiese Mararìel. - Sì, certo… - dissi, ma prima che potessi iniziare a tradurre, Jadis mi interruppe. - Io lo so il latino e l’ultima parte non mi piace per niente! – esclamò. - Nemmeno a me! – concordò la Bella. - Anche io lo so il latino, ma non mi sembra così drammatica quella parte… - obiettò Tobia. Gli lanciai uno sguardo riconoscente. - Ma volete farla tradurre?! – sbottò Camille sull’orlo della disperazione. Così tutti tacquero e io potei declamare la traduzione, - A otto razze diverse noi apparteniamo, ma un unico scopo noi abbiamo. Sconfiggere il nemico del Bene e cancellare del Mondo le pene. Risvegliati i nostri poteri saranno, E i nemici la possibilità di vittoria non avranno. Essendo la nostra una grande richiesta, in cambio sarà versato del sangue reale. – tradussi. - Tutto qui? – chiese Valeria. - Tutto qui. – confermai. - E il sangue di chi deve essere? – domandò qualcuno. Mi voltai verso l’origine delle parole e mi trovai di fronte agli occhi ardenti di Elanor. Aveva capito perfettamente, lei. - Quello del nemico basterà, purché sia reale. Quindi concedetemi di uccidere Alexander. – risposi. Tutti annuirono. Alex lo volevo uccidere veramente, che il suo però fosse ancora considerabile sangue reale, era tutto da vedere. Quel rito non era mai stato fatto perché ci andava un sacrificio e doveva essere il sacrificio di un Re o di una Regina. E nessun re o regina si sacrifica volentieri. Il potere delle razze era stato confinato con un incanto proprio per questo: perché nessuno potesse accedervi diventando potentissimo senza pagarne un adeguato prezzo. - E poi cosa succede? – chiese Re Spirito. - Non lo so. Il rito non è mai stato fatto prima d’ora… - risposi. E tutti mi fissarono come se avessi la lebbra. - Ma sei pazza?! – urlò la Bella. – Riporre tutta la speranza di vittoria in un rito ignoto? – - Non è ignoto! È soltanto poco conosciuto. Io però sono una di quei pochi, quindi ci proveremo. Non abbiamo nulla da perdere, no? – dissi. – Poi, Bella, puoi sempre andartene, il rappresentante degli Umani tanto sarà Lord Tobia. – annunciai. Entrambi mi guardarono sbalorditi. E Jadis con loro. - Come Tobia? – dissero le due ragazze. – Perché? – - Jadis, te sei stata esclusa perché nel tuo regno non ci sono solo Umani. E tu, Bella,è stata una dura scelta, ma alla fine ho deciso per il tuo prode generale, perché servono uomini per il rito, e soltanto Re Spirito non basterebbe. E sono comunque in pochi. – dichiarai. Ci fu un minuto di silenzio, poi Lord Tobia lo ruppe. - Mia Signora, per me è un onore questo compito che mi avete assegnato, ma non lo ritengo giusto nei confronti della mia Regina. – - Lo so, generale, ma non ho scelta. o rischiamo di mandare tutto all’aria. – Così tacquero di nuovo tutti. - Signora. – iniziò Elfa. – Chi sono i Rappresentanti? – - Tobia per gli Umani, voi per gli Elfi, Valeria per i Lupi, Elanor per le Fenici, Re Spirito per gli Spiriti, Camille per le Fate, Mararìel per le Ninfe e me per le Ombre. – - Ma tu non sei un’Ombra. – obiettò Jadis. - Questo lo credi tu. – mormorai. – Posso diventarlo quando voglio. – Tra le esclamazioni di stupore mi si formò un sorriso sul viso, un sorriso che sembrava quasi un ghigno. - E perché non ce l’hai mai detto? – esclamò la Bella. - Perché l’ho so fare da pochi mesi ed è ancora un potere molto precario. Re Spirito mi sta aiutando ad affinarlo. – dissi indicando lo Spirito, che fece un mezzo inchino. Il mio sguardo si posò su Valeria, che fino ad allora non aveva parlato, ma aveva una domanda stampata in faccia. - Che c’è, Valeria? – domandai. Fece un profondo respiro, poi domando: - Potremmo vedervi nella vostra forma di Ombra? – Alzai un sopracciglio alla domanda, mentre riflettevo. Non ci sarebbe niente di male… “No.” Così decisi di mostrarmi sotto forma di Ombra. Prima di iniziare, cercai con lo sguardo l’appoggio del Re, che mi ricambio con un cenno di assenso. Mi concentrai e pensai alle parole che dovevo dire, nella lingua delle Ombre, ovviamente. Che il mio corpo si trasformi in Ombra! E pian piano sentii il mio corpo dissolversi, tutti gli arti che lentamente scomparivano, perdevano la sensibilità. Non era una bella esperienza: sembrava di essere cancellati, bruciati, eliminati dal mondo. Era come se qualcuno cercasse di togliermi di torno strofinandomi con la carta vetro, togliendomi pezzetto per pezzetto, eliminandomi lentamente. Consumandomi. Infine anche la testa diveniva d’Ombra e lì la visione del mondo cambiava del tutto. I colori diventavano quasi fosforescenti, i punti d’ombra non esistevano, tutto era visibile, con gli occhi delle Ombre. Gli odori erano molto più forti. I suoni erano molto più acuti, come se fossero stati ultra suoni. E il tatto… beh, il tatto non esisteva. Come provavo a toccare qualcosa, lo attraversavo. Non dovevo assolutamente toccare i miei alleati: io ero ghiaccio allo stato puro per loro, alla temperatura dell’azoto liquido. Mortale. Non essendo veramente un’Ombra, non avevo il potere di mostrarmi sottoforma di ciò che le persone temono, ma apparivo loro semplicemente come un alone di fumo fluttuante. Una nuvola. - Mia Signora… - iniziò Elfa, ma poi le morirono le parole in gola. Valeria le si avvicinò e le posò una mano sulla spalla. Poi si voltò verso di me. - Il vostro bacio in questo momento è mortale come quello delle vere Ombre? – - Sì. – dissi, ma parlavo nella lingua delle Ombre, così nessuno, a parte Jadis e Re Spirito mi comprese. - Sì. – spiegò così lui al mio posto. – In questo momento ha quasi tutti i poteri delle Ombre, tranne quello di assumere la forma che uno teme. E evidentemente non può nemmeno parlare altre lingue oltre l’Ombrosa. – Ascoltai e osservai rapita tutta la scena godendo dei miei nuovi sensi. Era eccezionale la precisione della vista e dell’udito delle Ombre: vedevano ogni minimo dettaglio di qualsiasi cosa e udivano ogni minimo suono che potesse essere prodotto. Per loro nulla era in ombra, era tutto ben chiaro. L’incantesimo però prosciugava velocemente le mie energie, così mi rivolsi al Re. - Non reggo più… - Lui annuì e poi pronunciò la formula. Questo corpo torni alla sua forma originaria. Il processo di trasformazione inverso era quasi più sgradevole di quello prima: sembrava di essere punta da un milione di spilli contemporaneamente e poi cosparsi di qualcosa di liquido e appiccicoso. Sensazione estremamente fastidiosa. Poi finalmente tornai me stessa. E crollai sul pavimento. Subito fui attorniata da tutti i presenti, preoccupati che fosse stato troppo per me, ma io li tranquillizzai dicendo che stavo bene. - Non vi preoccupate. – ripetei. – Ora sarà meglio che… - MIA SIGNORA! IL NEMICO HA MANDATO UN MESSAGGERO! Astrix entrò sbraitando nella stanza, seguita da Moon-Shadow e Elfeyeux. Sbattei le palpebre un paio di volte; non riusciva a comprendere. - Cosa è successo? – domandai. Il condottiero Edhor ha mandato un messaggero alle nostre porte. Dice che vuole parlare solo con voi. Disse l’Ombra. - Chi è? – domandai avendo un terribile sospetto. Mia Signora… iniziò Moon-Shadow. Io… non l’ho visto bene… tentò. - Moon-Shadow, lo sappiamo entrambe che sai perfettamente chi è, ma non vuoi dirmelo. – Così l’Ombra si rassegnò. È Re Alexander, Mia Signora. Un masso, una roccia, un meteorite mi piombò sul petto. Cosa ci faceva qui, perché mi voleva parlare? - Dov’è? – disse cercando di trattenere la rabbia repressa per mesi. Rilassati, su… mi disse Lei, poi iniziò a cantarmi una canzone che mi stendeva i nervi. È fuori dalle mura. - Portami da lui, gli parlerò. – dichiarai. Tutti fecero esclamazioni di stupore e di dissenso. Nonostante ciò, nessuno cercò di convincermi a fare diversamente, perché sapevano che era perfettamente inutile. Io avevo deciso di parlare con quel bastardo e gli avrei parlato. Punto. - Signora, vorrei accompagnarvi, se non vi dispiace. – mi disse Valeria. Ci pensai, poi annuii. - Va bene, potrete venire. – dissi. – Voi tutti vorrei che assisteste al colloquio dal bordo delle mura. Voglio qualche testimone in più, se non vi dispiace. – aggiunsi. Così dopo una manciata di minuti, io e Lady Valeria eravamo fuori dalla mura, davanti al ragazzo che avevo tanto amato, quanto odiato. Alexander. Non era cambiato molto, da quando l’avevo cacciato; era un po’ più magro, fin troppo, poi era cresciuto in altezza, adesso era almeno un metro e ottantacinque. - Buona sera, Milady. – mi salutò vedendomi. – Lady… - aggiunse accennando a Valeria. Entrambe ricambiammo con un lieve cenno della testa. Poi, dato che nessuno parlava, iniziai io. - Cosa vuoi da me? – - Come siamo dure… - osservò lui. - Come siamo traditori… - ribattei io. Valeria accanto a me quasi tremava dallo sforzo di non trasformarsi. Sperando di aiutarla, le afferrai una mano e gliela strinsi. - Veniamo al sodo allora. – disse Alexander vedendo che non mi sarei persa in chiacchiere. - Alleluja… - mormorò Valeria, facendomi sogghignare. Dopo essersi reciprocamente fulminati con lo sguardo, Alexander riprese a parlare. – Se ci consegnerai il tuo Regno senza opporre resistenza, noi garantiremo la salvezza di ogni persona al suo interno. Nessuno si farà male in poche parole. – Scoppiai a ridere. - E tu pretendi che io ti creda e che te lo consegni? – esclamai. - Ovvio. – disse. – Siete in netta minoranza numerica e le vostre armi non eguagliano minimamente le nostre. – - E chi ti dice che io sono in minoranza numerica? – domandai. Il dubbio comparve sugli occhi del ragazzo. Poi scomparve rapido come era venuto. - Perché tu non sei in grado di radunare un esercito degno di questo nome. – mi disse infine. Avessi avuto i miei pugnali da lancio, gliene avrei tirato uno. Poi improvvisamente Valeria mi lascio la mano. E si trasformò. - Ma che cazzo…?! – esclamò Alex balzando indietro. - Tu non sai un bel niente di cosa c’è in questo Regno e di cosa è in grado di fare chi lo governa, perché sei un semplice idiota bastardo traditore! – ringhiò la Lupa. Sul mio viso si allargò un sorriso compiaciuto. - Vedi Alex, tu hai sempre avuto un difetto: sei sempre stato troppo sicuro di te stesso. – dissi voltandomi per tornare dentro. Valeria mi affiancò. Poi lui esplose in una risata. - Cos’è? Avevi paura e ti sei portata dietro il cane da guardia? – disse sghignazzando. Non ressi più. Così, prima che Valeria gli saltasse alla gola, dissi: Che il mio corpo si trasformi in Ombra! E ridivenni Ombra. Fluttuai verso di lui e quando fui a meno di cinque centimetri dal suo viso mi fermai. - Non ci provare Alex. Sai quanto posso essere pericolosa se voglio. Porti ancora la mia firma sul volto. – dissi osservando la cicatrice che aveva sulla guancia. Parlavo la lingua delle Ombre, ma lui la sapeva. In quel momento ero una minaccia di morte per lui. Ogni cosa in me per lui gridava: pericolo. Decisi che avevo giocato abbastanza, così mi allontanai e buttai uno sguardo verso i merli delle mura. Vidi le labbra di Re Spirito muoversi, poi tornai Umana. Poi io e la Lupa tornammo dentro. Immediatamente ci raggiunsero tutti gli altri. - E’ stata una follia trasformarvi di nuovo! – urlò Elfa. – Avete rischiato molto! – - Sono s’accordo con Lady Elfa. – assentì Tobia. - Hai fatto centro ragazza! – disse invece la Bella. – L’hai spaventato a dovere e adesso ci temeranno un po’ di più! – - Era quello il mio scopo e Valeria ha contribuito molto. – dissi indicando la ragazza-lupo, che si era accovacciata lì vicino. - Non mi piace quel tipo. – dichiarò Valeria. – E se voi non vi foste trasformata, gli avrei assaggiato quel bel collo morbido. – - Lo so. – dissi. – Ma lui non può ancora morire, ricordate? – Lei assentì scontenta con il capo. Dopodiché si alzò e tornò anche lei Umana. - Adesso tutti a dormire! – ordinai. E tutti si avviarono ai loro alloggi. Io rimasi leggermente indietro, così potei mormorare un incantesimo. - Tutti i miei alleati, anche se tesi saranno, questa notte dormire dovranno. – Breve e conciso, ma nonostante ciò, tutti appena avrebbero toccato il cuscino con la testa, si sarebbero addormentati. Dovevano dormire, perché io avevo la terribile sensazione che il giorno dopo sarebbe stato il grande giorno.
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Il giorno dopo in cielo non c’erano le stelle. Era nuvoloso. “Strano…” pensai. “Qui non fa mai brutto.” Poi mi vestii e aprii la porta della mia camera. Come misi la testa fuori, mi ritrovai davanti ad una affannata Moon-Shadow, che mi venne incontro. Mia Signora! È successa una cosa terribile! Esclamò. La guardai preoccupata e le feci cenno di continuare. Astrix era andata in avanscoperta per vedere dove fosse il nemico. Aveva portato con sé il vessillo dei messaggeri, per essere certa di non essere aggredita, ma… la voce di Moon-Shadow si ruppe, come se stesse piangendo. L’hanno uccisa comunque. Sgranai gli occhi dallo stupore e dal disgusto. Loro avevano osato toccare un messaggero, la più sacra delle delegazioni. Scioccata, mi diressi verso la finestra e l’aprii per andare in terrazzo a prendere aria. Quando mi appoggiai alla balaustra, fissai l’orizzonte. E mi paralizzai. Il mio presentimento del giorno prima era corretto: il nemico era vicino.
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