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 Oggetto del messaggio: Re: Un Regno, un Rifugio, un'Ombra...
MessaggioInviato: 11/09/2009, 16:05 
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per fortuna nn è successo nulla di grave... .XD
bel capitolo, cm sempre .bigsmile

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 Oggetto del messaggio: Re: Un Regno, un Rifugio, un'Ombra...
MessaggioInviato: 14/09/2009, 14:58 
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Fra, sai cosa stavo pensando?
Il titolo... è definitivo???
Perchè io pensavo a qualcosa di più... conciso, diciamo! .XD .XD .XD .XD .bigsmile .red .XD

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 Oggetto del messaggio: Re: Un Regno, un Rifugio, un'Ombra...
MessaggioInviato: 15/09/2009, 16:48 
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no il titolo non è definitivo... ho varie opzioni in mente... quando avrò finito deciderò quale scegliere .red

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 Oggetto del messaggio: Re: Un Regno, un Rifugio, un'Ombra...
MessaggioInviato: 16/09/2009, 15:15 
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 Oggetto del messaggio: Re: Un Regno, un Rifugio, un'Ombra...
MessaggioInviato: 17/09/2009, 22:27 
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fra, ma la ff l'hai già finita o è in fase di completamento?

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 Oggetto del messaggio: Re: Un Regno, un Rifugio, un'Ombra...
MessaggioInviato: 19/09/2009, 1:08 
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fase di completamento... intanto...

Capitolo 26

Eravamo tutti seduti in cerchio sul pavimento della mia stanza.
Avrei insegnato loro un rito antico e che in pochi conoscevano, io, fortunatamente, ero tra quei pochi.
- Bene, ora prendetevi tutti per mano. – ordinai. – Chi ha ali o mani molto piccole, si unica al suo vicino come può. – aggiunsi vedendo Elanor e Camille in difficoltà.
Quando il cerchio fu unito da tutte le mani, continuai: - Ora dovreste chiudere gli occhi. – dissi. – Però ora non fatelo, perché dovete vedere cosa faccio io. – consigliai.
Così, quando ebbi nove paia di occhi puntati su di me, continuai a parlare.
- Ora dovreste ripetere con me:
Octo genua dissimila alicuium sumus,
sed unum propositum habemus.
Boni hostis fundere,
et Mundis doloris eradere.
Virtutis nostrae expergefactae erunt
et hostes victoriae facultatem non haberunt.
– dissi. Stavano già per fare delle domande, ma io continuai a recitare. La parte più spinosa:
- Nostra magna postulatio sit,
regius sanguem effunsus erit,

Ora avevo finito veramente. Tutti mi fissavano senza capire. Era in latino quella formula e non sapevo se tutti lo conoscevano.
Mi hai sempre nascosto bene questa parte di rito. Perché?
“E’ la parte chiave di tutto il rito. Doveva essere nascosta a tutti. Anche a te.”
Ma sono la tua coscienza!
“Sì, ma sei una coscienza chiacchierina…”
A quel punto tacque e iniziarono le domande.
- Ma che lingua è? – chiese Elfa.
- Latino. –
- Ok… potremo saperne la traduzione? – chiese Mararìel.
- Sì, certo… - dissi, ma prima che potessi iniziare a tradurre, Jadis mi interruppe.
- Io lo so il latino e l’ultima parte non mi piace per niente! – esclamò.
- Nemmeno a me! – concordò la Bella.
- Anche io lo so il latino, ma non mi sembra così drammatica quella parte… - obiettò Tobia.
Gli lanciai uno sguardo riconoscente.
- Ma volete farla tradurre?! – sbottò Camille sull’orlo della disperazione.
Così tutti tacquero e io potei declamare la traduzione,
- A otto razze diverse noi apparteniamo, ma un unico scopo noi abbiamo. Sconfiggere il nemico del Bene e cancellare del Mondo le pene. Risvegliati i nostri poteri saranno, E i nemici la possibilità di vittoria non avranno. Essendo la nostra una grande richiesta, in cambio sarà versato del sangue reale. – tradussi.
- Tutto qui? – chiese Valeria.
- Tutto qui. – confermai.
- E il sangue di chi deve essere? – domandò qualcuno. Mi voltai verso l’origine delle parole e mi trovai di fronte agli occhi ardenti di Elanor. Aveva capito perfettamente, lei.
- Quello del nemico basterà, purché sia reale. Quindi concedetemi di uccidere Alexander. – risposi.
Tutti annuirono.
Alex lo volevo uccidere veramente, che il suo però fosse ancora considerabile sangue reale, era tutto da vedere.
Quel rito non era mai stato fatto perché ci andava un sacrificio e doveva essere il sacrificio di un Re o di una Regina. E nessun re o regina si sacrifica volentieri.
Il potere delle razze era stato confinato con un incanto proprio per questo: perché nessuno potesse accedervi diventando potentissimo senza pagarne un adeguato prezzo.
- E poi cosa succede? – chiese Re Spirito.
- Non lo so. Il rito non è mai stato fatto prima d’ora… - risposi.
E tutti mi fissarono come se avessi la lebbra.
- Ma sei pazza?! – urlò la Bella. – Riporre tutta la speranza di vittoria in un rito ignoto? –
- Non è ignoto! È soltanto poco conosciuto. Io però sono una di quei pochi, quindi ci proveremo. Non abbiamo nulla da perdere, no? – dissi. – Poi, Bella, puoi sempre andartene, il rappresentante degli Umani tanto sarà Lord Tobia. – annunciai.
Entrambi mi guardarono sbalorditi. E Jadis con loro.
- Come Tobia? – dissero le due ragazze. – Perché? –
- Jadis, te sei stata esclusa perché nel tuo regno non ci sono solo Umani. E tu, Bella,è stata una dura scelta, ma alla fine ho deciso per il tuo prode generale, perché servono uomini per il rito, e soltanto Re Spirito non basterebbe. E sono comunque in pochi. – dichiarai.
Ci fu un minuto di silenzio, poi Lord Tobia lo ruppe.
- Mia Signora, per me è un onore questo compito che mi avete assegnato, ma non lo ritengo giusto nei confronti della mia Regina. –
- Lo so, generale, ma non ho scelta. o rischiamo di mandare tutto all’aria. –
Così tacquero di nuovo tutti.
- Signora. – iniziò Elfa. – Chi sono i Rappresentanti? –
- Tobia per gli Umani, voi per gli Elfi, Valeria per i Lupi, Elanor per le Fenici, Re Spirito per gli Spiriti, Camille per le Fate, Mararìel per le Ninfe e me per le Ombre. –
- Ma tu non sei un’Ombra. – obiettò Jadis.
- Questo lo credi tu. – mormorai. – Posso diventarlo quando voglio. –
Tra le esclamazioni di stupore mi si formò un sorriso sul viso, un sorriso che sembrava quasi un ghigno.
- E perché non ce l’hai mai detto? – esclamò la Bella.
- Perché l’ho so fare da pochi mesi ed è ancora un potere molto precario. Re Spirito mi sta aiutando ad affinarlo. – dissi indicando lo Spirito, che fece un mezzo inchino.
Il mio sguardo si posò su Valeria, che fino ad allora non aveva parlato, ma aveva una domanda stampata in faccia.
- Che c’è, Valeria? – domandai.
Fece un profondo respiro, poi domando: - Potremmo vedervi nella vostra forma di Ombra? –
Alzai un sopracciglio alla domanda, mentre riflettevo.
Non ci sarebbe niente di male…
“No.”
Così decisi di mostrarmi sotto forma di Ombra.
Prima di iniziare, cercai con lo sguardo l’appoggio del Re, che mi ricambio con un cenno di assenso.
Mi concentrai e pensai alle parole che dovevo dire, nella lingua delle Ombre, ovviamente.
Che il mio corpo si trasformi in Ombra!
E pian piano sentii il mio corpo dissolversi, tutti gli arti che lentamente scomparivano, perdevano la sensibilità.
Non era una bella esperienza: sembrava di essere cancellati, bruciati, eliminati dal mondo. Era come se qualcuno cercasse di togliermi di torno strofinandomi con la carta vetro, togliendomi pezzetto per pezzetto, eliminandomi lentamente.
Consumandomi.
Infine anche la testa diveniva d’Ombra e lì la visione del mondo cambiava del tutto.
I colori diventavano quasi fosforescenti, i punti d’ombra non esistevano, tutto era visibile, con gli occhi delle Ombre.
Gli odori erano molto più forti.
I suoni erano molto più acuti, come se fossero stati ultra suoni.
E il tatto… beh, il tatto non esisteva.
Come provavo a toccare qualcosa, lo attraversavo.
Non dovevo assolutamente toccare i miei alleati: io ero ghiaccio allo stato puro per loro, alla temperatura dell’azoto liquido.
Mortale.
Non essendo veramente un’Ombra, non avevo il potere di mostrarmi sottoforma di ciò che le persone temono, ma apparivo loro semplicemente come un alone di fumo fluttuante.
Una nuvola.
- Mia Signora… - iniziò Elfa, ma poi le morirono le parole in gola.
Valeria le si avvicinò e le posò una mano sulla spalla.
Poi si voltò verso di me.
- Il vostro bacio in questo momento è mortale come quello delle vere Ombre? –
- Sì. – dissi, ma parlavo nella lingua delle Ombre, così nessuno, a parte Jadis e Re Spirito mi comprese.
- Sì. – spiegò così lui al mio posto. – In questo momento ha quasi tutti i poteri delle Ombre, tranne quello di assumere la forma che uno teme. E evidentemente non può nemmeno parlare altre lingue oltre l’Ombrosa. –
Ascoltai e osservai rapita tutta la scena godendo dei miei nuovi sensi.
Era eccezionale la precisione della vista e dell’udito delle Ombre: vedevano ogni minimo dettaglio di qualsiasi cosa e udivano ogni minimo suono che potesse essere prodotto.
Per loro nulla era in ombra, era tutto ben chiaro.
L’incantesimo però prosciugava velocemente le mie energie, così mi rivolsi al Re.
- Non reggo più… -
Lui annuì e poi pronunciò la formula.
Questo corpo torni alla sua forma originaria.
Il processo di trasformazione inverso era quasi più sgradevole di quello prima: sembrava di essere punta da un milione di spilli contemporaneamente e poi cosparsi di qualcosa di liquido e appiccicoso.
Sensazione estremamente fastidiosa.
Poi finalmente tornai me stessa.
E crollai sul pavimento.
Subito fui attorniata da tutti i presenti, preoccupati che fosse stato troppo per me, ma io li tranquillizzai dicendo che stavo bene.
- Non vi preoccupate. – ripetei. – Ora sarà meglio che… -
MIA SIGNORA! IL NEMICO HA MANDATO UN MESSAGGERO!
Astrix entrò sbraitando nella stanza, seguita da Moon-Shadow e Elfeyeux.
Sbattei le palpebre un paio di volte; non riusciva a comprendere.
- Cosa è successo? – domandai.
Il condottiero Edhor ha mandato un messaggero alle nostre porte. Dice che vuole parlare solo con voi. Disse l’Ombra.
- Chi è? – domandai avendo un terribile sospetto.
Mia Signora… iniziò Moon-Shadow. Io… non l’ho visto bene… tentò.
- Moon-Shadow, lo sappiamo entrambe che sai perfettamente chi è, ma non vuoi dirmelo. –
Così l’Ombra si rassegnò.
È Re Alexander, Mia Signora.
Un masso, una roccia, un meteorite mi piombò sul petto.
Cosa ci faceva qui, perché mi voleva parlare?
- Dov’è? – disse cercando di trattenere la rabbia repressa per mesi.
Rilassati, su… mi disse Lei, poi iniziò a cantarmi una canzone che mi stendeva i nervi.
È fuori dalle mura.
- Portami da lui, gli parlerò. – dichiarai.
Tutti fecero esclamazioni di stupore e di dissenso.
Nonostante ciò, nessuno cercò di convincermi a fare diversamente, perché sapevano che era perfettamente inutile.
Io avevo deciso di parlare con quel bastardo e gli avrei parlato.
Punto.
- Signora, vorrei accompagnarvi, se non vi dispiace. – mi disse Valeria.
Ci pensai, poi annuii.
- Va bene, potrete venire. – dissi. – Voi tutti vorrei che assisteste al colloquio dal bordo delle mura. Voglio qualche testimone in più, se non vi dispiace. – aggiunsi.
Così dopo una manciata di minuti, io e Lady Valeria eravamo fuori dalla mura, davanti al ragazzo che avevo tanto amato, quanto odiato. Alexander.
Non era cambiato molto, da quando l’avevo cacciato; era un po’ più magro, fin troppo, poi era cresciuto in altezza, adesso era almeno un metro e ottantacinque.
- Buona sera, Milady. – mi salutò vedendomi. – Lady… - aggiunse accennando a Valeria.
Entrambe ricambiammo con un lieve cenno della testa.
Poi, dato che nessuno parlava, iniziai io.
- Cosa vuoi da me? –
- Come siamo dure… - osservò lui.
- Come siamo traditori… - ribattei io.
Valeria accanto a me quasi tremava dallo sforzo di non trasformarsi. Sperando di aiutarla, le afferrai una mano e gliela strinsi.
- Veniamo al sodo allora. – disse Alexander vedendo che non mi sarei persa in chiacchiere.
- Alleluja… - mormorò Valeria, facendomi sogghignare.
Dopo essersi reciprocamente fulminati con lo sguardo, Alexander riprese a parlare. – Se ci consegnerai il tuo Regno senza opporre resistenza, noi garantiremo la salvezza di ogni persona al suo interno. Nessuno si farà male in poche parole. –
Scoppiai a ridere.
- E tu pretendi che io ti creda e che te lo consegni? – esclamai.
- Ovvio. – disse. – Siete in netta minoranza numerica e le vostre armi non eguagliano minimamente le nostre. –
- E chi ti dice che io sono in minoranza numerica? – domandai.
Il dubbio comparve sugli occhi del ragazzo. Poi scomparve rapido come era venuto.
- Perché tu non sei in grado di radunare un esercito degno di questo nome. – mi disse infine.
Avessi avuto i miei pugnali da lancio, gliene avrei tirato uno.
Poi improvvisamente Valeria mi lascio la mano.
E si trasformò.
- Ma che cazzo…?! – esclamò Alex balzando indietro.
- Tu non sai un bel niente di cosa c’è in questo Regno e di cosa è in grado di fare chi lo governa, perché sei un semplice idiota bastardo traditore! – ringhiò la Lupa.
Sul mio viso si allargò un sorriso compiaciuto.
- Vedi Alex, tu hai sempre avuto un difetto: sei sempre stato troppo sicuro di te stesso. – dissi voltandomi per tornare dentro. Valeria mi affiancò.
Poi lui esplose in una risata.
- Cos’è? Avevi paura e ti sei portata dietro il cane da guardia? – disse sghignazzando.
Non ressi più.
Così, prima che Valeria gli saltasse alla gola, dissi: Che il mio corpo si trasformi in Ombra!
E ridivenni Ombra.
Fluttuai verso di lui e quando fui a meno di cinque centimetri dal suo viso mi fermai.
- Non ci provare Alex. Sai quanto posso essere pericolosa se voglio. Porti ancora la mia firma sul volto. – dissi osservando la cicatrice che aveva sulla guancia. Parlavo la lingua delle Ombre, ma lui la sapeva.
In quel momento ero una minaccia di morte per lui.
Ogni cosa in me per lui gridava: pericolo.
Decisi che avevo giocato abbastanza, così mi allontanai e buttai uno sguardo verso i merli delle mura.
Vidi le labbra di Re Spirito muoversi, poi tornai Umana.
Poi io e la Lupa tornammo dentro.
Immediatamente ci raggiunsero tutti gli altri.
- E’ stata una follia trasformarvi di nuovo! – urlò Elfa. – Avete rischiato molto! –
- Sono s’accordo con Lady Elfa. – assentì Tobia.
- Hai fatto centro ragazza! – disse invece la Bella. – L’hai spaventato a dovere e adesso ci temeranno un po’ di più! –
- Era quello il mio scopo e Valeria ha contribuito molto. – dissi indicando la ragazza-lupo, che si era accovacciata lì vicino.
- Non mi piace quel tipo. – dichiarò Valeria. – E se voi non vi foste trasformata, gli avrei assaggiato quel bel collo morbido. –
- Lo so. – dissi. – Ma lui non può ancora morire, ricordate? –
Lei assentì scontenta con il capo.
Dopodiché si alzò e tornò anche lei Umana.
- Adesso tutti a dormire! – ordinai.
E tutti si avviarono ai loro alloggi.
Io rimasi leggermente indietro, così potei mormorare un incantesimo.
- Tutti i miei alleati, anche se tesi saranno,
questa notte dormire dovranno
. –
Breve e conciso, ma nonostante ciò, tutti appena avrebbero toccato il cuscino con la testa, si sarebbero addormentati.
Dovevano dormire, perché io avevo la terribile sensazione che il giorno dopo sarebbe stato il grande giorno.

***

Il giorno dopo in cielo non c’erano le stelle. Era nuvoloso.
“Strano…” pensai. “Qui non fa mai brutto.”
Poi mi vestii e aprii la porta della mia camera.
Come misi la testa fuori, mi ritrovai davanti ad una affannata Moon-Shadow, che mi venne incontro.
Mia Signora! È successa una cosa terribile! Esclamò.
La guardai preoccupata e le feci cenno di continuare.
Astrix era andata in avanscoperta per vedere dove fosse il nemico. Aveva portato con sé il vessillo dei messaggeri, per essere certa di non essere aggredita, ma… la voce di Moon-Shadow si ruppe, come se stesse piangendo. L’hanno uccisa comunque.
Sgranai gli occhi dallo stupore e dal disgusto.
Loro avevano osato toccare un messaggero, la più sacra delle delegazioni.
Scioccata, mi diressi verso la finestra e l’aprii per andare in terrazzo a prendere aria.
Quando mi appoggiai alla balaustra, fissai l’orizzonte.
E mi paralizzai.
Il mio presentimento del giorno prima era corretto: il nemico era vicino.

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MessaggioInviato: 21/09/2009, 20:23 
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finalmente l'ho letto tutto .XD ke capitolo lungo che avevi postato .red
fra, ma la composizione in latino l'hai fatta tu? :shock:
la visita di alex nn me l'aspettavo proprio .XD

Fra94 ha scritto:

Astrix era andata in avanscoperta per vedere dove fosse il nemico. Aveva portato con sé il vessillo dei messaggeri, per essere certa di non essere aggredita, ma… la voce di Moon-Shadow si ruppe, come se stesse piangendo. L’hanno uccisa comunque.


nuuuuu .sigh povera .sigh .sigh

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 Oggetto del messaggio: Re: Un Regno, un Rifugio, un'Ombra...
MessaggioInviato: 21/09/2009, 23:27 
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sì sì, la composizione in latino è mia... infatti è piena di errori strutturali... .XD .XD
eh sì... la morte di astrix era necessaria... .sigh
e cmq alex... beh, leggi va... .red

Capitolo 27


Mockingbird - Eminem

Ero appoggiata alla balaustra della terrazza della mia stanza del castello e guardavo l’orizzonte, con in volto dipinto un misto di rassegnazione e terrore.
La potevo vedere, laggiù, a una cinquantina di chilometri di distanza, la linea nemica che avanzava. Tutta la massa di soldati, Umani e Ombra, era protetta da una spessa barriera magica, con tutta probabilità creata da Edhor in persona. Chissà dov’era quel codardo…
E chissà dov’era Alex. Sicuramente in fondo alla linea; se una cosa gli era sempre mancata, quella era il coraggio. Oltre alla magia, ovviamente, infatti lui era sempre stato il braccio vero e proprio del regno, io ero la mente e la maga.
L’esercito nemico avanzava rapido verso Notteterna e la Contrada Sacra. Sembravano una massa enorme di formiche che si muovevano rapide verso il formicaio.
“Se la prendono siamo finiti” pensai. Ed era vero.
Il vero e proprio cuore pulsante del regno era quel quartiere, non Notteterna; la città era solo il centro politico.
In quel quartiere nascevano le Ombrette, in quel quartiere venivano portate le salme delle Ombre morte, in quel quartiere venivano incoronati i Re e le Regine, in quel quartiere venivano eletti i Capi delle Gilde.
La Contrada Sacra era l’epicentro della vita nel Regno delle Ombre.
“E se la prendono?” mi domandai.
Se farai ciò che ha detto l’Oracolo, non succederà.
Annuii tra me e me.
Oramai avevo già deciso da tempo che avrei adempiuto alle parole dell’oracolo, anzi, lo avevo saputo immediatamente che mi sarei sacrificata, per quanto difficile potesse essere accettarlo.
Il problema era decidere chi avrebbe dovuto portare con me quel peso, chi mi avrebbe piantato la spada nel cuore essendo conscio di ciò che stava facendo.
A dir la verità, avevo pensato di buttarmi sotto la spada di qualcuno, così all’improvviso; però poi avevo ricordato una cosa: l’Oracolo aveva detto chiaro e tondo che il mio giustiziere sarebbe stato consapevole di esserlo.
Quindi avevo scartato a priori quell’idea.
Distolsi lo sguardo dall’orizzonte e mi voltai.
Dietro di me c’erano loro, gli altri sette Rappresentanti. Tobia, Elfa, Valeria, Elanor, Re Spirito, Camille e Mararìel. E io.
Li guardai tutti, uno a uno, cercando di capire chi avrei scelto.
Erano giorni che mi facevo quella domanda, ma per me era un quesito insolvibile.
- Andiamo. – dissi. – Tutti dietro di me e preparatevi alla battaglia. –
Rientrammo nella stanza. Stavo quasi per attraversare la soglia, quando andai a sbattere contro un muro invisibile.
- Ma che diavolo…? – imprecai.
- Tu sarai più brava, ma anche noi ce la caviamo con gli incantesimi! – esclamò una voce alle mie spalle. La Bella.
- Bella… - iniziai ridendo senza allegria. – Cosa stai facendo? –
- Io lo so… lo so che tu ora vorresti piangere. Ma tu sei più brava di me anche a trattenere le lacrime! – rispose scoppiando in lacrime.
- Oh, Bella… - mormorai abbracciandola. – Avevamo detto niente addii… -
- Niente addii un corno! – esplose Jadis, sbucando da dietro una tenda. E si unì all’abbraccio.
Quando poi ci sciogliemmo, decisi che era ora di tirare su il sipario: ora avrei fatto le presentazioni ufficiali.
- Sono stufa di tenere una maschera. – iniziai. – So di per certo che almeno due di voi, - dissi indicando il gruppo dei Rappresentanti. – mi conoscono meglio di quanto io creda. Quei due sono Lady Elanor e Messer Spirito. Dico il vero? –
Un momento di silenzio, poi Elanor esplose.
- Oh, certo che lo dici! – poi un tremito di piume e becco e la creatura si trasformò, tornando umana.
Elisa.
- Oh santo dio… - sussurrai. Non mi aspettavo lei. Proprio no.
E adesso fu il suo turno di abbraccio.
- Ely… perché sei qui? Tu non dovevi… no… non tu… - balbettai.
- Nessuna di voi due dovrebbe essere qui. – disse Re Spirito.
- Non sbagliavo, quindi? – dissi.
- No. Io ti ho riconosciuta immediatamente, appena ti vidi anni fa, quando il Regno delle Ombre era appena nato; e Alexander l’aveva capito, per quello evitava rapporti con il mio Regno, aveva paura che tu mi riconoscessi. –
- Spirito, non dirmi che sei chi penso… voi non dovreste per nessun motivo al mondo correre questi pericoli! – esclamai.
- Certo che sono io, raggio di sole. Sono Diego. –
Un singhiozzo trattenuto a stento e mi gettai tra le sue braccia.
Loro non dovevano essere qui. No.
- Era già difficile da sopportare che la Bella e Jadis corressero questo rischio, ma anche voi… - mormorai, cercando di contenere le lacrime.
- Che ne dici di abbattere il tabù del nome? Tanto mi sa che non serve più a nulla… - propose Camille.
- Mi sembra una buona idea, Camilla. – accettai.
- Camilla?! - Sbottò Elisa. – Quella Camilla? –
- Sì, sono io. – disse la Fata accennando un inchino. – Fra, che ne dici di presentarci tutti? – domandò lei.
E lì crollò una diga.
- Fra?! Tu sei Francesca? – esclamò Valeria.
Mi voltai con un’aria interrogativa.
- Io… io sono Valeria. – dichiarò.
Strabuzzai gli occhi.
Valeria. La mia amica tredicenne Valeria. Come potevo permettere che tutti quei ragazzi vedessero una cosa orribile come una guerra? Non potevo.
Stavo per impormi, quando Mararìel parlò.
- Fra… perché sei qui? – aveva una voce diversa dal solito. Una voce che conoscevo troppo bene.
- Tu?! – dissi io, non credendo alle mie orecchie.
- Sono Federica. Sono Federica… - e scoppiò anche lei in lacrime. Erano praticamente tutti in lacrime, forse perché ci stavamo riconoscendo, tutti miei vecchi amici.
- Conosco anche voi? – chiesi a Tobia e a Elfa.
- Sì, sì Fra. – disse Tobia. – Siamo Tobia e Samanta. –
- Fra, noi speravamo che non fossi tu. Che fosse solo una somiglianza. – disse Valeria.
A quel punto non ressi più nemmeno io. Scoppiai in lacrime.
Ma perché tutti avevano cambiato il loro aspetto in questo mondo, tranne me? Perché io ero stata riconosciuta da tutti o quasi? Gli unici che non ne erano certi erano Valeria, Tobia e Samanta. Gli altri avevano capito subito chi fossi.
Perché tutte le persone a cui volevo più bene erano lì, a rischiare la vita con me?
- Elisa, Diego, Federica, Valeria, Tobia, Samanta. – elencai indicando i ragazzi. – Sara e Carlotta. – aggiunsi poi indicando rispettivamente la Bella e Jadis. – Ragazzi, perché siete qui in guerra con me? Io non vi voglio farvi correre questo pericolo! – dissi.
E Elisa sapeva! Lei sapeva tutto!
La guardai negli occhi e lei ricambiò con la stessa intensità. Aveva capito a cosa pensavo. E aveva paura, almeno quanto me, se non di più.
“Cosa faccio adesso?” mi domandai
Io credo che sia ora di decidere.
“No… deciderò in battaglia.”
Potrebbe essere troppo tardi.
Ci pensai un secondo.
“Non ancora.” Decisi. “Voglio godermi questi ultimi istanti di vita, prima di dichiarare il mio fato.”
- Ragazzi. - dissi. – Io non vi dirò addio, perché voglio rivedervi dopo ancora. –
Una bugia, una piccola bugia che avrebbe fatto star bene tutti. Tranne Elisa.
La vidi che si voltava di spalle per qualche secondo, forse per trattenere uno scoppio di pianto.
Mi sentii terribilmente in colpa.
“Dopo le devo parlare. Almeno a lei devo dire addio.”
Direi proprio di sì.
“Sì…”
- Fra! – mi chiamò Sara. – Quant’è che tu non torni a casa? –
Rimasi spiazzata un attimo. Perché me lo chiedeva?
- Sono sei mesi che sto di qua, però lo sai: mentre stai qui, il tempo di là non scorre, quindi è come se non me ne fossi mai andata. – risposi.
- Sei mesi?! – esclamarono tutti in coro.
- Ma sei pazza? – sbottò Federica. – Perché non sei più tornata a casa? –
- Avevo un po’ di cose da fare. – dichiarai.
- Ah! – disse lei, scostando le braccia dal corpo e poi facendole ricadere a peso morto. Era molto sarcastica come cosa.
- Fede, non è proprio il momento per i rimproveri. – sbuffai. – Ora dobbiamo scendere in battaglia. –
- No! – urlò Sara. – Stiamo ancora un po’ qui. Le truppe sono pronte tanto, manchiamo solo noi. E il nemico ci metterà ore prima di raggiungerci. –
Ci pensai un momento, poi acconsentii. Che male c’era a passare ancora qualche momento con le persone a cui ero più legata?
Chiusi gli occhi e annuii. Poi mi appoggiai con la schiena al muro e scivolai per terra sedendomi.
Quando riaprii gli occhi, vidi che tutti mi avevano imitato e si ero accasciati a terra. Accanto a me si era seduta Elisa.
Era il momento di parlarle.
Aprii la bocca per parlare, ma lei mi precedette.
- Hai deciso? – sussurrò. Una domanda che per orecchie indiscrete non significava nulla.
- No. – risposi. Mi voltai per guardarla.
Lei fissava il vuoto davanti a sé, forse cercando la risposta ad una domanda inespressa.
- So che agli altri ho detto niente addii, ma con te devo fare un’eccezione. – dichiarai.
Lei annuì piano, poi appoggiò la testa sulla mia spalla.
- Fra, chi sono i candidati? – domandò in un soffio. – Perché non ci credo che non hai almeno un’idea… -
- Infatti un’idea ce l’ho, ma non ho il coraggio di decidere. – risposi semplicemente. Poi feci un profondo respiro prima di elencare una serie di nomi. – Camilla, Federica e… te. – soffiai.
Lei mi guardò con gli occhi dilatati per la paura e il pianto.
- Ti prego… ti prego… - mi supplicò.
- Ely, è difficile anche per me e lo sarà anche per loro. –
- Lo so. –
- Cosa faresti al posto mio? – domandai.
Aprì la bocca, come se volesse parlare. Poi la richiuse.
- Quali sarebbero le tue scelte? – aggiunsi.
- Tra i prensenti… tu e Diego, credo. – disse infine.
- Io Diego lo escludo perché so che non riuscirei a convincerlo, con Camilla e Federica ho più probabilità, anche se Camilla nelle sue attuali dimensioni potrebbe fare un po’ di fatica a sollevare una spada, ma basta che si trasformi. E pure tu. – dissi.
Elisa annuì.
- E gli altri? – chiese.
- Non lo so. Non penso che corrispondano alla descrizione dell’Oracolo, cioè non credo che siano abbastanza affezionati a me. –
- Fossi in te non scarterei nemmeno Valeria. – mi consigliò.
Io la fissai con gli occhi sgranati.
- Ma ha tredici anni! – sbottai.
- Camilla e Federica ne hanno quattordici, se non sbaglio. – osservò.
Vero anche quello. Non è che un anno facesse molto la differenza, però per me era diverso, forse perché dentro di me sapevo che Camilla e Federica sarei riuscita a farle ragionare più facilmente, mentre la Lupa era un po’ più dura da convincere.
Però magari sbagliavo.
- Cosa fate qui, voi due donzelle? – chiese qualcuno mentre si sedeva davanti a noi.
Diego.
- Nulla. – dissi. – Chiacchieravamo. –
Non era convinto, glielo leggevo in faccia.
Dopo un momento di silenzio, sbottò.
- Basta raccontarmi frottole, Fra! Dimmi cosa ti è successo. – disse.
Guardai prima lui, poi Elisa, che mi fece un cenno di incoraggiamento.
- E va bene. – cedetti. E gli raccontai tutta la storia dell’Oracolo. Quando arrivai alla profezia, sfiorai la spada che portavo al fianco.
- Questo è il grande segreto. – conclusi.
Era rimasto impassibile per tutto il tempo e continuava ad esserlo anche ora.
- Cosa dobbiamo farci? – iniziò Elisa rivolta a lui. – Riesce sempre a ficcarsi in guai più grossi di lei! –
Ridemmo piano, spensierati come un tempo, come non lo eravamo da tanto e come loro non sarebbero più stati per molto tempo. E io non lo sarei stata mai più.
- E non hai ancora deciso quindi? – disse Diego quando tornammo seri. Cercava di rimanere obiettivo, di non pensare che io sarei morta certamente. E ci riusciva bene. Però io lo vedevo che non avrebbe retto ancora a lungo.
Io feci cenno di no con la testa.
- Sei un po’ in ritardo, non credi? –
Annuii.
Avevo perso la voce, non riuscivo più a parlare. Forse perché sapevo che sarei di nuovo scoppiata a piangere se l’avessi fatto.
- E’ meglio che io mi ritrasformi. – disse Elisa, poi si allontanò
I minuti passavano inesorabili e io non riuscivo a scegliere.
Chi?
Uno sguardo alla mia destra.
Chi?
Un altro alla mia sinistra.
Chi?
E infine fissai lo sguardo nel vuoto davanti a me, riflettendo.
Tra me e me canticchiavo una canzone che mi aveva sempre aiutata a prendere le decisioni difficili.
Poi, all’improvviso come un raggio di sole squarcia le nuvole, capii che avevo già scelto da tempo, ma non volevo rendermene conto. Era una cosa che non riuscivo ad accettare. Però dentro di me sapevo che era l’unica scelta possibile.
Camilla non si sarebbe trasformata apposta, rivelando a tutti chi era. Lei, anche ora che avevamo abbattuto il tabù, era l’unica la cui identità era ancora celata.
Federica avrebbe detto di sì, ma quando sarebbe giunto il momento si sarebbe ritirata, non ce l’avrebbe fatta. Era troppo fragile, troppo sensibile ed esageratamente affezionata a me. Ma io avevo bisogno di una persona che l’avrebbe fatto, una persona fredda e capace di escludere tutti i sentimenti all’occorrenza.
E non potevo farlo fare a lei, non sarebbe mai riuscita a perdonarselo. Io non volevo che poi vivesse con quel peso. Anche se dopo non sarebbe stato mai più un mio problema, non sarei riuscita a perdonarmelo nemmeno da morta.
L’unica scelta era sempre stata sin dall’inizio lei. Per quanto potesse orripilarmi l’idea di renderla un’assassina, era sempre e solo stata lei l’unica possibilità.
- Ora basta.- borbottai alzandomi.
- Dove vai? – mi chiese Diego, allarmato.
- Ho preso una decisione. – annunciai.
Poi mi diressi verso la mia scelta.

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 Oggetto del messaggio: Re: Un Regno, un Rifugio, un'Ombra...
MessaggioInviato: 28/09/2009, 17:51 
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finalmente sn riuscita a leggere qst chilometrico post...
molto triste .sigh nn mi piaciono per niente le situazioni cm questa .sigh .sigh .sigh .sigh
la fine del capitolo lascia cn la curiosità, anche se immagino di sapere su chi è ricaduta la scelta...
aspetto presto il rpossimo capitolo

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 Oggetto del messaggio: Re: Un Regno, un Rifugio, un'Ombra...
MessaggioInviato: 08/10/2009, 16:40 
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fra, che fine hai fatto? .sigh
nn mi puoi lasciare alla vigilia della battaglia .sigh .sigh .sigh .sigh .sigh

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